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Il mito contro il ponte
Il MITO  CONTRO  IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA...

Ulisse - Il mito contro il ponteLa mitologia, quella greca in particolare , sono trascorsi oltre tre millenni, non avrebbe mai potuto pensare ed immaginare  che in quei luoghi, alcuni esseri umani forse affetti da “ faraonite  acuta “ , avrebbero mai concepito di costruire un  ponte.  Eppure certamente ed in quei tempi qualche ponte ci sarà stato, non costruito di acciaio non percorso da auto, ma costruito di legno e percorso da qualche carro trainato da animali.

Scilla e Cariddi  furono e sono due luoghi abbondantemente richiamati  ancora oggi  dalla mitologia. .
Scilla e Cariddi  ai tempi di Omero erano richiamati  come due mostri marini che occupavano le due sponde dello Stretto di Messina personificandone i pericoli della navigazione

Scilla in origine era una bellissima fanciulla  amata da un dio del mare, era stata trasformata  dalla sua odiosa e gelosa rivale , la maga Circe , in un’orribile creatura con dodici piedi e sei lunghi colli,
ciascun di questi reggeva a sua volta  una testa  con tre file di denti con cui azzannava qualunque preda che capitasse a tiro. Scilla viveva in una grotta su una scogliera.

Dal lato opposto dello stretto esisteva un gigantesco albero di fico sotto il quale abitava Cariddi, il vortice , che tre volte per giorno assorbiva acqua di mare in  enorme quantità  inghiottendo tutto quanto si trovasse dentro.

Quando Ulisse , l’eroe greco, passò per lo stretto, riuscì ad evitare Cariddi, ma Scilla  prese sei uomini  della sua nave e li divorò.
 
Giasone, fu più fortunato, infatti  con la sua  nave Argo e con i suoi fedeli argonauti superò indenne quello spazio di mare:  le ninfe marine inviate dalla dea Era, salvarono la nave Argo facendogli superare  il mostro dalle sei teste, Scilla, e il vortice di Cariddi.

Questi  sono due storie mitologiche  che in seguito fecero chiamare questo pericoloso  passaggio con il nome di Stretto di Messina.

Il MITO  potrebbe oggi essere sconvolto e rivoltarsi contro chi ha usurpato il nome di questo tratto di mare al quale il  MITO stesso nei tempi antichi  ha dato il nome.

Il MITO non è favola  né leggenda, ma spaziando in una dimensione straordinaria  interpreta una cultura di umani  che va sicuramente difesa, e che arrivando sino ai giorni nostri determina la mitografia occidentale moderna .
Gli intellettuali romantici  considerano il MITO come una forma irrinunciabile  pura dell’espressione umana : per loro il MITO, inteso come espressione primitiva di pensare  e di sentire, possiede una dignità pari o superiore  a quella della comprensione  razionale della realtà.

Allora???

IL MITO DEVE ESSERE PROTETTO  E SE HA DATO IL NOME A DEI LUOGHI  QUALCUNO NON PUO APPROPRIARSENE .

Il MITO non cambierà nome, c’è una razza di umani  che cercano di derubarlo di uno dei  suoi nomi, ma rimane un’altra  stragrande maggioranza di essi  che lo proteggerà.

VUOI PROTEGGERE IL MITO?

Fai cambiare  nome  al dominio  internet a chi si  è appropriato di un dominio  “protetto”, perché sito geografico.

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"La tristezza sarebbe il nostro destino: ma è per questo che le nostre vite saranno cantate per sempre, da tutti gli uomini che verranno."





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